I cosmetici estetici da trucco
Di Stefania D’Alessandro
Entrando in una comune profumeria, come ce ne sono tante, e girandoci intorno, notiamo, nell’enorme offerta di prodotti, come sia difficile una scelta personale e appropriata di ciò che realmente ci necessita. Questo perché, ovviamente, il mercato cosmetico tende a confondere con richiami allusivi l’acquirente, distraendolo dalle sue effettive necessità. Le regole del marketing prevedono che periodicamente l’industria debba immettere sul mercato prodotti nuovi con caratteristiche innovative, formali più che di reale contenuto, il tutto per incrementare continuamente la vendita.
L’acquisto diviene casuale, spesso inutile, e se ciò è spiacevole per il cliente comune, diviene assolutamente impensabile per il truccatore professionista.
Nell’affrontare il lavoro del truccatore, mi e sembrato fondamentale lo studio per una conoscenza approfondita dei prodotti e degli strumenti che andavo ad utilizzare per poterne effettuare una selezione ragionata, ed il mondo incredibilmente vasto che ho scoperto, mi ha aperto una strada di essenziale importanza per la mia professione.
I COSMETICI ESTETICI
Con la legge 713 nel 1986 i cosmetici, nati circa 6000 anni fa, hanno assunto finalmente un aspetto legale. Questa legge nasce principalmente per tutela del consumatore nei confronti delle case produttrici, obbligando queste ultime ad un uso di materie prime di alta qualità e ad una maggiore trasparenza.
Altra caratteristica è la classificazione e la distinzione fra i vari cosmetici.
Il primo articolo di questa legge stabilisce che si devono intendere per prodotti cosmetici i composti o le sostanze che applicate sull’epidermide, sulle mucose, sui peli e capelli, sui denti, sulle unghie, sulle labbra e sugli organi genitali esterni, abbiano la funzione di pulire, mantenere il giusto nutrimento, profumare o modificarne l’aspetto esteriore.
Possiamo quindi distinguere tre categorie principali di cosmetici a seconda della funzione che devono svolgere: i prodotti per l’igiene come saponi, shampoo, dentifrici, latti detergenti ecc.; i composti a base di principi funzionali specifici destinati a mantenere in buono stato di nutrimento la nostra pelle, come le creme idratanti, i balsami per capelli; ed infine i prodotti con scopo prevalentemente estetico, con la peculiarità di poter modificare l’aspetto esteriore della persona.
In quest’ultima categoria riconosciamo i cosmetici estetici da trucco,
Ma quanti tipi differenti di cosmetici da trucco esistono? Il mercato ne offre una quantità incredibile, spesso la maggior parte inutili o inefficaci, completamente sbagliati per concezione e quindi inutilizzabili.
Cerchiamo di capire com’è composto e come funziona il cosmetico da trucco.
La definizione di trucco cosmetico a cui sono giunta, data la mancanza di questa voce specifica sui dizionari è la seguente: truccare consiste nell’apportare sostanze colorate sull’epidermide al fine di modificarne la naturale colorazione.
La pelle ha un suo colore , differente per ogni persona, e presenta inoltre spesso discromie, cioè alterazioni di colore, come rossori, macchie, zone bluastre.
Con il trucco cerchiamo di modificare e correggere queste discromie applicando sostanze colorate più o meno coprenti per rendere l’aspetto della pelle omogeneo e gradevole.
Inoltre applicando colore possiamo creare nuove luci ed ombre sul viso per cambiarne i volumi ed accentuare zone come occhi e bocca.
A questo scopo per la creazione di cosmetici da trucco vengono utilizzate sostanze colorate chiamate pigmenti, che possono essere di natura organica (di derivazione animale o vegetale, non più utilizzate poiché poco tollerate dall’organismo e quindi causa di allergie), e di natura inorganica, polveri colorate minerali o derivate dell’ossidazione di metalli. Tra i più frequenti nelle composizioni cosmetiche troviamo il talco (talc c.i. 77718 di colore bianco), l’ossido di ferro (iron oxides nelle varie colorazioni nero, rosso, giallo, arancio), il diossido di titanio (titanium dioxide c.i. 77891 di colore bianco), la mica (mica c.i. 77019 di colore bianco).
L’intuizione di come riuscire a far aderire delle polveri colorate sul viso e corpo è antichissima. Già nell’antica civiltà Sumera avevano scoperto che miscelando delle sostanze grasse ai pigmenti la pasta prodotta aderiva perfettamente alla pelle, consentendo così la realizzazione del trucco.
In realtà sappiamo che questo è dipendente dalla natura della superficie cutanea, totalmente ricoperta di una sostanza grassa, il sebo, che ne assicura morbidezza, elasticità, e la rende idrorepellente.
Il cosmetico per poter aderire sulla pelle deve perciò essere della stessa natura. In passato venivano uniti ai colori tutti i tipi di grassi, specialmente quelli animali, che irrancidendo velocemente erano causa cattivi odori e reazioni tossiche.
La moderna cosmetologia prevede utilizzo di grassi vegetali o minerali, cere ed oli particolarmente leggeri ed altamente raffinati come vaselina (petrolatum), cera di carnauba (carnauba Wax), cera d’api (cera alba), olio di mais (zea mais) ecc. A questi si aggiungono una serie di antiossidanti e conservanti che permettono di mantenere inalterato il prodotto nel tempo per caratteristiche e qualità.
La differente proporzione tra oli e cere, i primi più fluidi e le cere più solide e resistenti al calore, determinano i vari prodotti da trucco. Ad esempio un fondotinta, indubbiamente più fluido, avrà una percentuale di oli maggiore rispetto ad una matita per occhi, più dura, che avrà una quantità maggiore di cere. Per il trucco delle labbra abbiamo ad esempio prodotti estremamente fluidi come i lucidalabbra, a base di oli, i rossetti, più solidi e ricchi di cere, i rossetti opachi ancora più cerosi ed infine la matita per labbra.
Tutti i cosmetici da trucco sono a base di grassi (lipidi) anche quelli che a prima vista ci sembrano composti acquosi. In realtà viene aggiunta acqua al composto grasso per fluidificarlo, rendendolo meno concentrato e più facilmente applicabile. Appena steso sulla pelle la parte di acqua evapora e i prodotto torna alla sua forma concentrata. Per sciogliere un composto grasso (detto liposolubile) in acqua sono necessari sostanze tensioattive, che agendo sulla tensione superficiale, permettono la miscelazione. Il composto diviene quindi idrosolubile.
I prodotti idrosolubili più comuni sono i fondi di base fluidi, i fondi per il corpo (pan-cake, bodycolor ecc.) il mascara, l’eyeliner e alcuni tipi di ombretti.
L’uso di prodotti a base acquosa (detti idrosolubili) è sconsigliata data la ridotta resistenza al sudore e all’acqua (basti pensare alle numerose scene di film girate in piscina o al mare!).
D’altra parte il prodotto liposolubile, anche se resistente all’acqua, è particolarmente sensibile al calore. Un fondo di base a temperatura ambiente ad esempio di 22° applicato sulla pelle subisce un riscaldamento sino a 36° con conseguente fluidificazione (immaginate del burro fuori dal frigorifero!).
Diviene necessario l’uso di sostanze che rendano di nuovo stabile il prodotto addensandolo. Per questo si utilizzano sostanze lipofile (affini ai lipidi) che assorbendo le sostanze grasse fissano il prodotto sulla pelle. I più comunemente usati sono il talco ed il caolino (Kaolin c.i. 77004) pigmenti con alto potere assorbente dei grassi, nonché opacizzanti. Sono la base di tutte le polveri di fissaggio ed addizionati ad altri pigmenti formano le comuni ciprie, ombretti e fard.
Le ciprie in polvere libera, con colorazioni bianco e varie tonalità di pelle, sono utilizzate per fissaggio del fondo di base. Per fissare le matite da trucco in aree ridotte come la zona perioculare, utilizziamo delle polveri di fissaggio pressate, gli ombretti, più facilmente controllabili rispetto ad una polvere libera. Gli ombretti sono reperibili in una grande varietà di colori per fissare tono su tono i vari colori delle matite.
Schematizzando potremmo dire: il trucco è l’applicazione di sostanze colorate, i pigmenti, sulla superficie epidermica. Essendo questa di natura grassa, per consentire hai pigmenti di essere trasportati ed aderire dobbiamo necessariamente miscelarli a sostanze grasse, i lipidi. Questi ultimi, particolarmente sensibili alle variazioni di calore, fluidificano a contatto con la pelle, e devono essere stabilizzati dopo l’applicazione. Utilizziamo quindi polveri composte da sostanze che, assorbendo i grassi, fissano ed opacizzano il prodotto.
Nel prossimo appuntamento analizzeremo gli strumenti che contribuiscono alla realizzazione del trucco, cercando di capire le varie funzioni ed utilizzo, nonché la loro nascita ed evoluzione storica.
Leggere un’etichetta cosmetica sembra una cosa impossibile. Troviamo una serie di nomi e codici ben lontani da rivelare esplicitamente il contenuto del prodotto. In effetti per la compilazione obbligatoria delle etichette è stato adottato un linguaggio internazionale unico, l’ I.N.C.I., International Nomenclature Cosmetics Ingredients , letteralmente nomenclatura internazionale degli ingredienti cosmetici. I nome I.N.C.I. di un ingrediente corrisponde al proprio nome inglese se si tratta di un componente estratto o lavorato chimicamente, o corrisponde al nome botanico latino per gli estratti di piante lavorati naturalmente senza interventi chimici.
Gli ingredienti devono essere elencati in etichetta, secondo legge, in ordine decrescente a in base alla quantità contenuta.
La sigla C.I., color index, letteralmente elenco di colori, si riferisce invece ad una numerazione data ai coloranti e pigmenti. In etichetta ad esempio troviamo: CI 77489 seguito dal nome INCI Iron Oxides (ossido di ferro).
Per la corretta interpretazione delle etichette cosmetiche sarà quindi necessario avere un dizionario cosmetologico dove poter trovare la traduzione dal nome INCI al nome italiano.
Si scoprirà con sorpresa che nomi incomprensibili come Petrolatum, Corn Oil e Bees Wax altro non sono che Vaselina, Olio Di Mais e Cera D’Api
Soprattutto fate attenzione: il Castor Oil non è olio di castoro ma olio di ricino!